Pequod 2002
euro 7,75


Michele Monina
QUESTA VOLTA IL FUOCO




È il 1994. I treni dei sindacati portano a Roma i partecipanti alla grande manifestazione contro il primo governo Berlusconi. Non tutti sono militanti puri e duri. I più giovani, per esempio, oscillano tra rabbia e disimpegno, tra disagio generazionale e peso di microvicende personali. Sfiorano la Storia senza averne la nozione; o, per meglio dire, non si accorgono di essere loro a farla. Tanto che, quando esploderà la violenza, vi si lasceranno trascinare con una sorta di passività, e nell'assenza di qualsiasi disegno compiuto. Michele Monina tratteggia, nelle pagine secche di un romanzo breve ma densissimo, il quadro persuasivo di una leva di giovani ribelli nata dopo la crisi delle ideologie. Capaci di ascoltare le memorie dei padri con curiosità, ma incapaci di vedere un legame qualsiasi tra quelle vite e le proprie, o di progettare per se stessi un futuro. Inevitabile, a quel punto, che il loro furore, quando esplode, diventi immediatamente cronaca nera. Eppure è in quello stesso furore che si nasconde il senso possibile di scelte apparentemente casuali. Il riferimento del titolo è a James Baldwin, quello dello stile é Tarantino o al Kerouac non ancora imbolsito. Ma in realtà l'opera che Monina compie é riscrivere in forma aggiornata e letteraria il film I sovversivi dei Taviani: il ritratto disincantato e duro, attorno a un evento simbolico, di un'intera generazione di disobbedienti. Un esperimento che pochi hanno tentato, e che pochissimi hanno saputo portare a termine con altrettanta, inquietante efficacia. (Valerio Evangelisti)

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