Pequod 2003
euro 10,50


Mario Desiati
NEPPURE QUANDO E' NOTTE





“…un giorno potrebbero derubarci del nostro cervello, del nostro pensiero, potrebbero far sparire dai libri di letteratura Pasolini, Moravia, Montale, Parise, Fortini, Penna, Tondelli e Bellezza con qualche scusa del cazzo: tipo che sono stati comunisti magari, oppure froci ecco… Spero che quel giorno non arrivi mai”.

Neppure quando è notte si apre su una Roma decadente di fine millennio, in pieno Giubileo. L’Italia, con la sinistra di governo, sta vivendo un momento storico particolare: all’apparente ripresa economica si contrappongono fenomeni allarmanti come la malavita, le “nuove povertà”, le “vecchie” tossicodipendenze e, più in generale, lo sbandamento di una nuova generazione. Vivere alla giornata è l’imperativo che si è dato Franz Maria, la voce narrante. Quando arriva nella capitale da una cittadina della Puglia, non trova di meglio che farlo tra i reietti della stazione Tiburtina. Con lui, conosciamo un caleidoscopio di personaggi indimenticabili uniti in una sorta di “corte dei miracoli” underground di fine millennio: Nonna Speranza che sembra non avere età, Oblomov che guarda il mondo da dietro i finestrini della Fiat 127 dove vive, la tossica Mary con cui Franz intreccia una dolorosa storia d’amore, Damiano che muore bruciato nella spazzatura declamando versi di Caproni.

Con lui, incontriamo il papa che fa la lavanda dei piedi ai barboni, Andrea Zanzotto che moraleggia contro la masturbazione, Jeremy Irons che insegna Proust, la nuova strategia della P2, il Gay Pride e poi ancora i Led Zeppelin, Porta Portese, il vino in cartone, gli effetti degli antidepressivi sul sonno, Franz Kafka e Pier Paolo Pasolini e, per finire, Hoda, l’immensa Hoda, un’araba cristiana di cui Franz Maria perdutamente s’innamora. In questo libro si sente la puzza dei viadotti di Roma, dello smog, della spazzatura, del sangue e del metadone, la puzza delle merde indurite dei rumeni della Tiburtina e quella dei cadaveri bruciati. Non siamo di fronte a un romanzo di formazione.

Questo è un romanzo “civile”: un libro che sembra portarsi addosso i dolorosi segni del nostro presente visti con gli occhi di un ventenne che ha deciso di passare il tempo a osservare chi si abbandona alla vita, chi vive ogni giorno come se fosse l’ultimo, chi si esclude e chi viene escluso; chi si è costruito una favola su un mucchio di stracci anneriti e maleodoranti.

Mario Desiati, classe 1977, racconta, con uno stile che non s’intona con niente di quello che abbiamo già letto, di un mondo che non è proprio il migliore dei mondi possibili, ma che è il lato oscuro e autentico della nostra opulenza, un grido sconcio e tenero di libertà pagata a caro prezzo: “C’è un prezzo alla tua libertà di pensiero e il prezzo è che non ti ascolta nessuno”.

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