Pequod 2003
euro 10,00


Claudio Piersanti
COMANDÒ IL PADRE




Questi quattro racconti di Claudio Piersanti, scritti negli anni novanta, rischiavano l’oblio se gli editori della Pequod non li avessero recuperati proponendo all’autore di pubblicarli assieme.

L’operazione è nata da legami personali di amicizia. E dalla fondata convinzione che i testi qui riuniti, oltre ad un’indiscutibile qualità di scrittura, rivelassero analogie tali da originare un volumetto coerente e motivato.

Il lettore scoprirà nessi e collegamenti fra queste quattro storie. Nel mio caso, leggendo o rileggendo i racconti, ho avvertito in tutti la presenza della morte, come una realtà quotidiana e ordinaria, evocata senza alcuna enfasi, con la esemplare laicità di una riflessione del protagonista di Cinghiali: “la polvere era dappertutto, pensò che la polvere è il tempo che passa e vince…”.

Ci sono morti fisiche appena avvenute: una casa da vendere dopo la scomparsa dei genitori, una bara da seppellire con dentro la salma del padre, un massacro di tordelle fra la neve di un gennaio. Morte di sogni e illusioni: quelli di un giovane aspirante poeta bruscamente riportato alla realtà.

Disamori, sotterfugi, vendette, pulsioni violente, repressioni autoritarie: non è un mondo di buoni sentimenti quello che l’autore esplora. Eppure una frase di Pasternak mi ha accompagnato, come un sottofondo musicale, scorrendo le bozze del libro di Piersanti: “L’arte, anche se è tragica, è sempre il racconto della felicità di esistere”.

Gilberto Severini

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