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Eddie, bambino prodigioso, va a scuola, è pure bravo, ma soprattutto corre, corre sempre, sempre si allena, sempre si sorpassa, si migliora. E vuole diventare nero. Anzi, negro. Come il suo idolo. Per sorpassare il suo idolo: l’uomo più veloce del mondo. Sua madre è una mamma. Anzi, una mammona. Col cronometro in una mano, perfida e inflessible a comandare gli allenamenti di Eddie, e col bazooka nell’altra, follemente esplosiva nel respingere gli attacchi dei giornalisti. Di Enzo Braghi, soprattutto. Che vuol portare Eddie, caso umano per eccellenza, dentro al bouquet dei suoi programmi televisivi. Eh sì, siamo in piena tv-verità, in questo romanzo. Anzi, si dia all’autore il merito della sua invenzione! Siamo in una zona nuova della comunicazione: siamo in pieno cartoon-verità, qui. E qui, allora, si può ridere senza sentirsi in dovere di spendere anche una singola lacrima, che si sia allo stadio o nella sala operatoria di un ospedale.
La mamma di Eddie vive per Eddie. Lo segue, lo protegge e lo stringe con la malagrazia di un lottatore di sumo. Con l´agguerrità tenacia di un´amazzone lo difende dal mondo esterno, curioso, pettegolo e caparbiamente invadente.
Eddie corre come un cartone animato. Ha le gambe che gli mulinellano sotto la vita, e sopra, in faccia, il volto impassibile e occhialuto di un bambino senza un´età che all´anagrafe conti qualcosa. Eddie ha pochi anni, pochi centimetri a separarlo dal suolo ma tiene testa e gambe ai più audaci tra gli atleti.
Il padre di Eddie è un perdente e glielo si legge in faccia. Ha uno sguardo vitreo e autistico, e negli occhi la goliardia di una salamandra. È il marito della mamma di Eddie. Nient´altro: la tallona, la subisce e la sostituisce catatonico dietro l´asse da stiro e in mezzo alle stoviglie.
Enzo Braghi fa la sua comparsa nel mondo del piccolo schermo come una meteora con i capelli brizzolati. Piccolo è stato piccolo anche lui, ma quasi nessuno se n´è accorto. Poco più che adolescente scala le vie tortuose della stampa prima e poi le scale ripide della tivù. In un afoso pomeriggio estivo Enzo Braghi chiede e ottiene mandato di rendere l´impossibile possible: agguantare Eddie e portarlo dentro lo schermo.
Qui non ci sono perdenti è la girandola impazzita di un mondo bidimensionale che rincorre se stesso. È lì che tutto turbina in un gorgo che raccoglie in un unico ciclone amore e tradimento, tivù e religiosità, Padre Pio, Fidel Castro e l´ossessione di un bambino quattrocchi di diventare negro, più negro che si può.
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