Ancona, Civitanova, Numana, Marcelli…
Stazioni di passaggio di un lucido vagare adriatico che
per Nicola, principale protagonista di questo romanzo ironico
ed intrigante, non potrebbe essere più metaforico
di così.
Geografia cittadina che si trasforma in percorso sentimentale; viaggio cartografico che diventa esplorazione di una sessualità divorante; relazione tra corpi veloce, inquieta e carica di aspettative è scambiata forse per una potenziale promessa d’amore.
Perduti in un vagare adriatico si rivolge con intelligente onestà ad una fratellanza è quella di coloro che hanno rinunciato da tempo ai falsi moralismi, alle menzogne pietose o ai sogni incantati dell’amore è per raccontare il tragitto controverso di una generazione che ha tutta la libertà sentimentale e sensuale del mondo ma che, in definitiva, non sa che farsene.
Distrutto ogni steccato, cancellate le ideologie e i falsi miti, per Nicola, giovane uomo di teatro, e per l’ampia combriccola di attori o amanti che gli ruotano intorno, non resta che prendere atto della peggiore difficoltà: quella di credere ancora alla destinazione più incerta è l’amore.
Acquattati dietro un muro, distesi su una spiaggia o gettati su di un letto, poco importano la maschera ed il corpo indossati di volta in volta dall’amore. A patto che, come le figure che si aggirano in questo libro per nulla consolatorio, il sentimento più stoico smetta finalmente di negarsi al proprio, sospirato compagno di percorso.
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