Pequod 2003
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Dante Virgili
LA DISTRUZIONE





Un caso editoriale, un libro che esce dall’oblio degli anni 70 per ritornare in libreria con tutta la sua carica espressiva

Il protagonista quarantenne della Distruzione crede ancora nel nazismo come igiene del mondo e cerca di vivere il suo ideale hitleriano di vita sadico e crudele sia nella sfera erotica che in quella sociale senza alcun pudore. Il romanzo, provocatorio e urtante, violento e brutale, è la cronaca fedele dei deliri di una follia devastante e viene riproposto a più di trent'anni dalla sua prima uscita in questa nuova edizione a cura di Antonio Franchini.

"A me, dopo tanti manoscritti pieni di cacatine di mosca sulla carta immacolata, di lamenti di quarantenni falliti, di nevrosi di cinquantenni incompresi, di balordaggini intelligentissime e precisissime e lucidissime di trentenni frigidi o al massimo impotenti, trovarmi di fronte un testo così 'sinistro', così pieno di celiniani vomiti e veleni mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo".

Alcide Paolini

"Onestamente debbo premettere che ho letto i dattiloscritti del Virgili tutto d'un fiato. Per quanto ossessivo, non è un libro 'pesante': è piuttosto la costruzione, spesso abile, di un incubo. (...) Non pubblicare questo libro sarebbe, nei confronti dell'autore, un atto di ingiustizia e nei confronti della verità (ossia della realtà 'negativa' in esso asserita) un atteggiamento di non necessaria timidezza. Non è un libro che possa passare inosservato"

Giovanni Giudici

Questa la presentazione originale della Mondadori.

A tutti, perfino a chi l'ha vissuta in proprio, sarà capitato di chiedersi almeno una volta come sia stata possibile la follia criminale nazista, di cui in genere si sono avute solo testimonianze di vittime, o spiegazioni di studiosi. Con questo libro, forse per la prima volta, Dante Virgili ci dà l'occasione quasi di rivivere, ma dall'altra parte, il senso psichico della sua riproducibilità. Con una coerenza interna allucinante e ossessiva, con una tensione ininterrotta che ci impedisce di sospendere la lettura, il protagonista de La distruzione ci inchioda alla genesi del suo incubo. Svolta efficacemente in una simultaneità di direzioni - cronaca del protagonista, sua nevrosi sessuale, psicosi reazionaria, ironia politica, citazioni - Dante Virgili ci presenta la storia di un quarantenne frustrato, ex interprete delle SS in Italia, e ora correttore di bozze presso un giornale governativo, al quale la caduta del folle sogno di grandezza hitleriano, che egli aveva assunto totalmente, ha ingigantito ancora di più il cancro distruttivo che lo possiede, complici un fisico sgradito alle donne e una società che rischia continuamente di ripetere i propri errori. Il suo sogno delirante è dunque ormai uno solo: la distruzione totale dell'uomo. L'originalità, l'intelligenza, il fascino sinistro che il libro emana, stanno nell'aver saputo riprodurre questa cellula degenerata dal di dentro fino al punto da darci il brivido allarmante delle ragioni che sembrano giustificarla, quella parte di ambigue ragioni che anche queste formazioni neoplastiche finiscono per mostrare, e le cui spore si ha l'impressione che più o meno coscientemente si annidino dappertutto. La violenza, ma anche la sorda ironia, l'inconsapevole bilinguismo e la massa sonora ossessiva, con cui è descritta questa esaltazione tumoresca, ha momenti registrati raramente dalla narrativa contemporanea; i suoi foschi lampeggiamenti costituiscono un esemplare perfetto di questa realtà negativa che occorre guardare in faccia. Anche se ciò può provocare in chi l'osserva - anzi proprio per questo - una sensazione di malessere e di ripugnanza.

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