Pequod 2003
euro 6,00


Paolo Agaraff
LE RANE DI KO SAMUI





Se mi avessero detto che un tema lovecraftiano si sarebbe potuto tradurre in un racconto esilarante, non ci avrei creduto. Eppure il mostro è lì che incombe, mucillaginoso come si conviene: una narrativa fantastica italiana di tono umoristico. Ce ne erano stati alcuni esempi e non mi avevano persuaso. Questo mi persuade, eccome.

Mi dà anche qualche preoccupazione. La narrativa fantastica, nel nostro paese, è stata a lungo emarginata, ma molto peggio è capitato a quella umoristica. Ci sono voluti anni e anni per sdoganare Achille Campanile, tanto che per farlo si è dovuto aspettare che fosse ben morto. A Stefano Benni è andata meglio, però spesso, nell’elencare i migliori scrittori italiani, il suo nome viene dimenticato. Dario Fo ha avuto il Nobel, ma in patria una folla di critici ancora mugugna. E nessuno ricorda Carlo Manzoni, e altri autori che ebbero il torto di far ridere chi li leggeva. Gli unici scritti comici ammessi sembrano essere solo quelli prodotti da attori di varietà, e unicamente presso il grande pubblico.

Questo ambiguo Agaraff, sospetto fin dal nome, mette dunque assieme due tabù consolidati presso la nostra critica: l’umorismo e il fantastico, oggetto di condanna fin dai tempi di Croce. Il presente libretto è dunque condannato in partenza all’insuccesso più disastroso. Tenetevelo stretto: siete tra i pochi che lo leggeranno.

La comicità condivide con la pornografia un effetto negato al resto della narrativa: provoca nel lettore visibili reazioni fisiche, che nello specifico si concretizzano nell’atto del ridere (gli effetti secondari della pornografia li tralascio). Ciò è disgustoso. Nascondete dunque le giocose pagine di Agaraff (ma che cognome del piffero!) sotto il letto, e ridete piano, senza farvi scoprire. L’avvertimento è rivolto soprattutto agli adolescenti: la lettura di Agaraff, se insistita e ripetuta, provoca la cecità e altre vergognose malattie, che non nomino nemmeno.

Mio Dio, che orrore! (del resto si tratta di un horror).

Valerio Evangelisti

Cala la notte sulle isole del golfo del Siam. Le lunghe spiagge di arenile bianco si sono liberate della chiassosa e variopinta folla di turisti, una umanità vociante che per oggi ha battuto in ritirata, allontanata dagli ultimi bagliori del tramonto. Sotto la luce della luna piena, le creste delle onde lambiscono il lido sabbioso, e le fronde delle palme, appena agitate da un caldo vento tropicale, stormiscono senza posa con un sussurro rassicurante e materno. Cicale, insetti e volatili di ogni genere lanciano richiami al riparo del verde senza luce del sottobosco.

Cosa può esserci di preoccupante, in un posto del genere, per tre pensionati italiani in vacanza, che si dedicano al loro meritato riposo? Una congestione durante una nuotata dopo un abuso di birra, oppure un infarto causato da un eccesso di viagra in età avanzata?

Niente di tutto questo. Niente di immaginabile. Perché gli audaci vecchietti, tutto si aspettano da una vacanza in oriente, tranne di essere coinvolti in riti blasfemi e orge sessuoantropofaghe.

Il primo, folgorante libro di Paolo Agaraff.

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