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Severo American Bar è un "romanzo di formazione", una ricapitolazione del tempo della crescita: un gruppo di giovani amici di Rovigo si ritrovano a scoprire la vita mettendo a nudo i rituali piccolo-borghesi e le contraddizioni della loro città di provincia. Severo American Bar è la storia dellessere giovani oggi e dei valori di questa "nuova gioventù", un po' come avveniva nei migliori romanzi pasoliniani di ambiente friulano (si pensi al Sogno di una cosa), in Signorini però senza l'istanza politica, solo la necessità di spiegarsi le varie possibilità di affrontare il proprio destino e il rapporto con il mondo. Questo di Signorini è un romanzo generazionale, ma non perché si esprima con un linguaggio gergale o perché affronti una storia forzatamente trasgressiva (come succede spesso), ma perché mette a nudo il quotidiano, lo impressiona come l'acido in fotografia.
Il quotidiano di Severo American Bar, presentato in uno stile fruibile e sciolto alla De Carlo a cui Signorini fa esplicito riferimento, è lo stesso di giovani cantautori come Niccolò Fabi e Carmen Consoli: una ballata tra introspezione e meditazione lirica. Così si presenta Severo American Bar, nella sua rete di viaggi in un'estate decisiva per la maturazione dei protagonisti. C'è un breve viaggio a Torino quasi per staccarsi dalla pianura insidiosa di afa e d'inclemenza esistenziale; c'è il mondo anonimo della provincia polesana con i suoi concerti, le serate ai bar o all'argine del fiume passate a scoprire il cuore e le illusioni; c'è una vacanza in Inghilterra e in Irlanda alla scoperta di nuovi orizzonti in una strana felicità familiare; e poi c'è il ritorno alla Rovigo di sempre ma ormai vista con occhi diversi, con un po' d'amarezza, soprattutto dopo aver scoperto che il valore fondamentale dell'amicizia nasconde qualche crepa.
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