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Khadija è la storia di un grande amore e della sua sconvolgente potenza rinnovatrice. Ambientato verso la fine dell'Ottocento, Khadija narra la vicenda di Giuseppe che, dopo aver ucciso il suo migliore amico, decide di raggiungere la sorella Ottavia in Etiopia, imbarcandosi abusivamente su una nave. La fuga dal mondo occidentale, e le tappe di questo lungo e affascinante viaggio iniziatico, lo avvicinano al recupero di una perduta innocenza, verso il senso profondo della meraviglia, del sentimento, lungo l'esplorazione di mondi nuovi, sensuali, erotici e selvaggi. Giuseppe abbandona l'Italia borghese di fine secolo per sostare nel caravanserraglio dei suq del Cairo, negli hamman, tra i richiami dei muezzin alle medine, inebriato da un clima da Mille e una notte, superando il canale di Suez e raggiungendo infine i vasti silenzi dell'Africa, dell'Etiopia, sino alla meta di Harar, la quarta città sacra dell'Islam, il crogiolo delle chiacchiere europee, la santa città delle cinque porte. é un viaggio ricco anche di incontri, che lo inducono a esplorare intimamente l'immaginario dei suoi archetipi femminili, parti imprescindibili nella crescita all'educazione del sentimento "amore", che si rivelerà in tutta la sua magia al dischiudersi del personaggio di Khadija, gioia degli occhi, simbolo di una bellezza che attraversa i continenti. Khadija appartiene alla famiglia dei Darot, una stirpe nobile della tribù Oromo, e al suo arrivo gli viene data in dono dai Darot stessi. Giuseppe, al cospetto di questa donna, si sente invadere da una forza nuova, misteriosa, e decide istintivamente di lasciarla libera da una presunta schiavitù pur trattenendola a vivere con sé; e nella convivenza quotidiana scopre di amarla come non ha mai osato amare. Non è, il suo, l'amore familiare per la sorella Ottavia, né l'amore convenzionale per la fidanzata lasciata in Italia, e neppure l'amore erotico e avventuriero per Clarence, compagna di viaggio, ma un sentimento superiore, che li comprende e li supera tutti in una matura assonanza d'anime e di civiltà. Paola Pastacaldi ripercorre cosi le origini della sua storia familiare, ripescando da un passato privato le figure esemplari dei nonni materni, presi a simbolo di un amore che va al di l‹ delle vicende personali per rappresentare in tutto il suo potere l'incontro con l'Africa e con quella parte in ognuno di noi che racchiude il sentire fisico dell'essere primigenio.
Romanzo corale di grande respiro, serrato, dal ritmo intrigante, Khadija è narrato da una lingua
adamantina in un caleidoscopio di immagini, colori, suoni e sapori mutevoli e cangianti, capace di evocare squarci di paesaggi esotici (e dell'anima) dalle infinite tonalità.
Le "immagini" del romanzo sono consultabili sul sito:
www.ilcornodafrica.it/biblioteca/libri e immagini
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