Pequod 2005
euro 14,00


Vincenzo Pardini
TRA UOMINI E LUPI



VINCITORE DEL PREMIO VIAREGGIO REPACI - UN LIBRO PER L'INVERNO

Tra uomini e lupi è la nuova, memorabile raccolta di racconti di Vincenzo Pardini. Ritornano i volti, le anime, i personaggi di un mondo silenzioso, superstite, che già avevamo conosciuto nel Falco d'oro.
Sono storie, queste, scritte come dal vento sulla pietra, incise nella memoria delle valli, leggende malinconiche, vitali e romantiche, gesta di un popolo che parla la lingua delle montagne, a un tempo ostile e generosa ma sempre lirica, magica. Sedici racconti attraversati da una voce narrante inconfondibile. Pastori, allevatori di bestiame, ma anche balordi di paese: le loro lotte quotidiane, le speranze, le pavide solitudini. Un'epopea lungo i crinali di un'Italia nascosta, dimenticata, dove gli sguardi, gli amori e le vicende umane e animali sono tenuti insieme da corrispondenze antiche e indissolubili, da una intatta sacralità.
E così una vacca, la Mora, diventa metafora dell'incontro con una femminilità materna e insieme conturbante; il Ghigno della lupa annuncia un dramma imminente, irrimediabile e senza ritorno; La morte del mulo incarna la forza di lealtà e fratellanze viscerali. Tra uomini e lupi è il ritratto indimenticabile di una terra, la Garfagnana, in cui sopravvive ancora un dialogo armonico e sorprendente tra tutte le creature che la popolano. Le loro voci formano un coro unico, testimone di una lingua privata e universale, concreta, che fissa come una radice secolare il vegetale e l'animale allo stesso terreno, diventando elemento irriducibile, fondamentale, puro, una mappa essenziale tracciata da un maestro della narrativa contemporanea.


La motivazione del Presidente della giuria Enzo Siciliano

"Il Premio Viareggio Repaci, - Un libro per l'inverno 2006, su proposta del presidente e l'unanimità della giuria, è stato assegnato al volume di racconti Tra uomini e lupi, edito dalla PeQuod Editori.
Mi sia permesso, nel ringraziare i giurati unanimi, un ricordo personale come primo editore di Pardini. Le prime buste gialle, con i racconti di Vincenzo Pardini, arrivarono a "Nuovi Argomenti" nel 1977, presentate da nessuno. Erano racconti che parlavano di animali e contadini: il paesaggio era quello dell'alta Lucchesia. Pagine battute a macchina, fitte e più grandi della norma. Li passai a Moravia, ad Attilio Bertolucci, anche a Natalia Ginzburg. Piacquero molto a tutti loro. Che narratore c'era in quei fogli? Era un narratore di fioretti funebri a un mondo che andava sparendo. Pardini è nato nell'alta Val di Serchio. Nel suo immaginario resistevano, resistono lemmi, movenze sintattiche ed espressive del dialetto di quei monti. Ma la sua scrittura non era, non è né gergale né naïve. La sua sintassi incline ai processi nominali vibra vigorosi colpi di pollice a una materia dove l'universo animale o il sesso prendono un valore numinoso, recuperati con un brusco sentimento tutto moderno, epifanie di vita, per cui è nelle ferite della carne che l'anima trova la propria parola.
Tutto questo incantava Natalia Ginzburg, coinvolgeva sia Bertolucci sia Moravia.
Pardini continua a vivere in campagna: la moglie, la figlia, e un mulo cui ha dedicato un romanzo-diario, Giovale il titolo, proprio il nome del mulo, amico e interlocutore di fantasie. Forse fantasie tutte notturne - il lavoro di Vincenzo è un lavoro che lo spinge a vivere di notte borghi e campagne di Lucca, e i suoi racconti tradiscono un'attenzione baluginante fatta di fuochi e strisciate d'ombra dense.
Non si creda però che Pardini sia uno scrittore nato per caso: ma se appare quasi uno spontaneo frutto garfagnino, in lui si legge la forza rinnovata di una linea di scrittori erratici nativi in quella sua stessa Toscana nord-occidentale, da Viani, a Pea, fino a Tobino, di cui Pardini è stato amico e sodale negli ultimi anni di vita.
I contenuti crudamente favolistici delle storie che Pardini racconta, dove il mondo moderno incrocia un eterno medioevo, sembrerebbero voltati con gli occhi all'indietro. Invece, quelle storie fissano con spregiudicatezza tutta attuale il leggendario residuo di un'Italia moribonda, umile e remota, ma anche violentemente sanguigna, incline alla pietà, all'affratellamento nel dolore: - quel leggendario risulta iscritto perciò a un incontaminato tempo presente con l'inchiostro della pietà.
Uomo di studi del tutto irregolari, incompiuti, Pardini si rivela poi uomo di letture particolari. Alcyone di D'Annunzio, L'orso di Faulkner. Moravia e Parise, li sente fratelli. Questo mostra con quale istinto sapiente egli si sappia muovere in universi letterari del tutto complessi e diversi, e anche addita la sua singolarità, la sua indiscutibile, miracolosa eccezionalità".

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