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VINCITORE DEL PREMIO VIAREGGIO REPACI - UN LIBRO PER L'INVERNO
Tra uomini e lupi è la nuova, memorabile raccolta di racconti di Vincenzo Pardini. Ritornano i volti, le anime, i personaggi di un mondo silenzioso, superstite, che già avevamo conosciuto nel Falco d'oro.
Sono storie, queste, scritte come dal vento sulla pietra, incise nella memoria delle valli, leggende malinconiche, vitali e romantiche, gesta di un popolo che parla la lingua delle montagne, a un tempo ostile e generosa ma sempre lirica, magica. Sedici racconti attraversati da una voce narrante inconfondibile. Pastori, allevatori di bestiame, ma anche balordi di paese: le loro lotte quotidiane, le speranze, le pavide solitudini. Un'epopea lungo i crinali di un'Italia nascosta, dimenticata, dove gli sguardi, gli amori e le vicende umane e animali sono tenuti insieme da corrispondenze antiche e indissolubili, da una intatta sacralità.
E così una vacca, la Mora, diventa metafora dell'incontro con una femminilità materna e insieme conturbante; il Ghigno della lupa annuncia un dramma imminente, irrimediabile e senza ritorno; La morte del mulo incarna la forza di lealtà e fratellanze viscerali. Tra uomini e lupi è il ritratto indimenticabile di una terra, la Garfagnana, in cui sopravvive ancora un dialogo armonico e sorprendente tra tutte le creature che la popolano. Le loro voci formano un coro unico, testimone di una lingua privata e universale, concreta, che fissa come una radice secolare il vegetale e l'animale allo stesso terreno, diventando elemento irriducibile, fondamentale, puro, una mappa essenziale tracciata da un maestro della narrativa contemporanea.
La motivazione del Presidente della giuria Enzo Siciliano
"Il Premio Viareggio Repaci, - Un libro per l'inverno
2006, su proposta del presidente e l'unanimità
della giuria, è stato assegnato al volume di racconti
Tra uomini e lupi, edito dalla PeQuod Editori.
Mi sia permesso, nel ringraziare i giurati unanimi, un ricordo
personale come primo editore di Pardini. Le prime buste
gialle, con i racconti di Vincenzo Pardini, arrivarono a
"Nuovi Argomenti" nel 1977, presentate da nessuno.
Erano racconti che parlavano di animali e contadini: il
paesaggio era quello dell'alta Lucchesia. Pagine battute
a macchina, fitte e più grandi della norma. Li passai
a Moravia, ad Attilio Bertolucci, anche a Natalia Ginzburg.
Piacquero molto a tutti loro. Che narratore c'era in quei
fogli? Era un narratore di fioretti funebri a un mondo che
andava sparendo. Pardini è nato nell'alta Val di
Serchio. Nel suo immaginario resistevano, resistono lemmi,
movenze sintattiche ed espressive del dialetto di quei monti.
Ma la sua scrittura non era, non è né gergale
né naïve. La sua sintassi incline ai
processi nominali vibra vigorosi colpi di pollice a una
materia dove l'universo animale o il sesso prendono un valore
numinoso, recuperati con un brusco sentimento tutto moderno,
epifanie di vita, per cui è nelle ferite della carne
che l'anima trova la propria parola.
Tutto questo incantava Natalia Ginzburg, coinvolgeva sia
Bertolucci sia Moravia.
Pardini continua a vivere in campagna: la moglie, la figlia,
e un mulo cui ha dedicato un romanzo-diario, Giovale
il titolo, proprio il nome del mulo, amico e interlocutore
di fantasie. Forse fantasie tutte notturne - il lavoro di
Vincenzo è un lavoro che lo spinge a vivere di notte
borghi e campagne di Lucca, e i suoi racconti tradiscono
un'attenzione baluginante fatta di fuochi e strisciate d'ombra
dense.
Non si creda però che Pardini sia uno scrittore nato
per caso: ma se appare quasi uno spontaneo frutto garfagnino,
in lui si legge la forza rinnovata di una linea di scrittori
erratici nativi in quella sua stessa Toscana nord-occidentale,
da Viani, a Pea, fino a Tobino, di cui Pardini è
stato amico e sodale negli ultimi anni di vita.
I contenuti crudamente favolistici delle storie che Pardini
racconta, dove il mondo moderno incrocia un eterno medioevo,
sembrerebbero voltati con gli occhi all'indietro. Invece,
quelle storie fissano con spregiudicatezza tutta attuale
il leggendario residuo di un'Italia moribonda, umile e remota,
ma anche violentemente sanguigna, incline alla pietà,
all'affratellamento nel dolore: - quel leggendario risulta
iscritto perciò a un incontaminato tempo presente
con l'inchiostro della pietà.
Uomo di studi del tutto irregolari, incompiuti, Pardini
si rivela poi uomo di letture particolari. Alcyone
di D'Annunzio, L'orso di Faulkner. Moravia e Parise,
li sente fratelli. Questo mostra con quale istinto sapiente
egli si sappia muovere in universi letterari del tutto complessi
e diversi, e anche addita la sua singolarità, la
sua indiscutibile, miracolosa eccezionalità".
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