Pequod 2006
euro 14,00


Riccardo D'Anna
UNA STAGIONE DI FEDE ASSOLUTA


"Il confine fra un errore e una battuta valida è spesso sottilissimo - lo si impara compilando lo score". Lo score è un sistema di segni e simboli talmente preciso che permette di vedere una partita di baseball pur non avendola vista. Riccardo D'Anna scrive questo romanzo come compilando lo score della sua vita.
Va alla ricerca delle "battute valide", i momenti felici, gli ideali e le certezze sopravvissute agli anni. E attraverso una scrittura finissima, una prosa pura e necessaria come poesia, traccia il confine che separa quelle "battute valide" dagli errori; gli strike mancati, le mancate prese al volo, cadere prima di raggiungere casa-base. I rimpianti. Il dolore. Gli addii.
L'inning dell'infanzia, i buffi tentativi di diventare un Supereroe dei fumetti, la magia che ogni cosa sembrava possedere, sono seguiti dall'irrequieto dell'adolescenza, pieno di colpi di scena, di sfrenate passioni, dominato dalla sicurezza che ci siano delle risposte e un destino soltanto da scoprire. Questo spietato mettere nero su bianco non risparmia nemmeno quella stagione di fede assoluta, l'ultimo e fatidico inning che vede il sogno trasformarsi in realtà: il bambino che costruiva col cartone rudimentali guantoni, il ragazzino che si allenava contro il muro con palline da tennis sgonfie, diventa il lanciatore della squadra che vince il campionato.
Bianco su nero compare anche la consapevolezza che non ci sarà un'altra stagione come quella, che quelle straordinarie trasferte in treno non torneranno più, che l'entusiasmo degli spogliatoi si spegnerà in nostalgia, che quei volti scompariranno, si invecchieranno, che tutto verrà dimenticato.
Il sogno, uscito indenne dal trascorrere del tempo, aveva radici lontane, al di là dell'oceano, in una terra misteriosa e molte volte fantasticata: l'America. Patria di grandi giocatori, Lou Gehrig, il leggendario prima base degli Yankees, Babe Ruth, Joe di Maggio, ma anche di grande cinema, Robert Redford ne Il Migliore, Gary Cooper ne L'idolo delle folle. E, soprattutto, l'America della grande letteratura: Salinger, Fitzgerald, Capote, Fante...
"Scrivere del baseball dopo John Irving, Philip Roth, Don DeLillo, più che arduo è ridicolo". D'Anna non si confronta con i monumentali narratori americani, ma scrive di uno sport che in Italia è davvero per pochi, che non riempie stadi, che si deve accontentare di qualche scarno trafiletto nelle pagine sportive. Usa il baseball per raccontarci un altro gioco, altrettanto assurdo e meraviglioso, fatto anch'esso "di gesti essenziali quanto complessi nelle regole": la vita.


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