| Quando il Falco
d’oro venne pubblicato per i tipi di Mondadori,
era il 1983, apparve subito come qualcosa di straordinariamente
diverso e prezioso. È forse facile intuire perché,
se si ha a mente cosa accadeva in quegli anni. Allo sperimentalismo
dilagante, all’esasperata ricerca stilistica, allo
snobismo di circoli e salotti letterari, Vincenzo Pardini
contrapponeva la lingua della fatica di un giorno di lavoro
nei campi, la lingua della notte e della solitudine di un
pastore a guardia del gregge, quelle poche parole tra una
partita a carte e l’altra, la lingua della domenica,
fuori dalla chiesa dopo la Messa; così viva e autentica,
da non poter essere tradita e ripulita da dialettismi e
modi di dire. In realtà, Vincenzo Pardini non si
contrapponeva alle mode, ai prodotti del mercato editoriale,
non cercava consensi e non voleva nemmeno chiamarsi “fuori
dal coro”, egli offriva, offriva semplicemente ciò
che ogni scrittore avrebbe il dovere di offrire: quello
e solo quello che soltanto lui conosce. E mentre “lo
scrittore” se ne stava chiuso nella sua torre d’avorio
alla ricerca dell’uomo, Pardini non aveva tempo per
questi sterili giochi, questi ubriacanti giri su se stessi,
egli guardava. E l’uomo, ciò che tutti cercavano,
ciò che tutti ancora cercano, era lì. Davanti
alla sua finestra. Nelle ali del rapace de Il bilancio,
nella coda della volpe che scappa da un branco di cacciatori
in La ballata della volpe grigia, nelle “nari”
delle mucche, congelate in quella mattina invernale descritta
nell’Acchiappatassi. Pardini non sapeva che
l’uomo era lì, lui non aveva cercato di catturarlo
con le parole, imprigionarlo con le frasi, e non sapeva
che proprio per questo era lì, nella sua scrittura,
in questi venti racconti che compongono il Falco d’oro.
Rileggendolo a distanza di più di vent’anni,
Pardini stesso sostiene di non ricordare più “come”
aveva scritto quei racconti. I critici parlarono di un “mondo
perduto”, il mondo letterario tutto parlò di
qualcosa da conservare, salvaguardare quasi fosse una reliquia.
E pur valorizzando così l’esperienza letteraria
di Pardini, essi non fecero altro, col tempo, che decretarne
la fine. Per porre rimedio a questa ingiustizia, per dare
la possibilità al lettore di non prendere parte a
questo scempio, peQuod partendo da Il falco d’oro
– dopo Tra uomini e lupi di un anno fa, vincitore
del premio Viareggio-Répaci –, riproporrà
l’opera completa dell’autore.
|