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Due cose sappiamo nella vita, che
nasciamo e che moriamo. Ma una sola è certa: il giorno
che chiamiamo “compleanno”. L’altra è
nelle “mani del Signore”, del destino o del
caso. Dipende. Qualcuno però, pretende di saperle
tutte e due: il suicida. E i personaggi di questa storia,
addirittura, pretendono l’attenzione del mondo intero,
collegato in diretta tv, uno show con ospiti illustri e
soubrette, come scenografia uno dei ponti più famosi
d’America. Questo, signore e signori, è il
primo reality di chi ha scelto di morire. Da questo momento
si apre ufficialmente il televoto.
“Quell’apatia dilagante
che provavo non proveniva solo dall’esterno, non poteva
provenire solo dal mondo, dalle cose, dalla tv o dall’imbarazzo
di non sentire nessuno scopo importante a cui dedicarsi
nella vita. Forse era semplicemente figlia dei tempi. Forse
il fatto di essere nati nel periodo di pace più lungo
della storia del mondo ci penalizzava. Eravamo una generazione
in preda a un fittizio cosmopolitismo da vivere ai margini
del mondo sviluppato”.
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