| Kaddish
è un’antica parola aramaica che letteralmente
si può tradurre “santificazione”. Santificare
in italiano significa “mettere a parte”, “riservare”,
sottrarre qualcosa all’uso quotidiano per destinarlo
a uno scopo “più grande”.
Ogni racconto di questa raccolta è come un piccolo
“kaddish”: mette a parte, sottrae qualcosa allo
scorrere indifferente del tempo, della vita, e lo santifica
attraverso la scrittura.
Nel primo racconto, Sarah, è il dormire “a
pancia in giù” come si faceva da piccoli ad
essere “santificato”. Nel secondo, Tempo, è
la promessa di un’amicizia che “durerà
per sempre”. Ben curato “santifica” la
presenza di qualcuno che non ci fa sentire “la paura
di annegare”, L’effetto che fa uno dei rari
momenti in cui ci si dice “devi volerti bene”,
in Dio veglia sui soldati è “santificato”
uno strano “senso di quiete”. Ma è nell’ultimo
racconto che la parola kaddish si svela nel suo più
autentico significato: una breve preghiera ebraica che accompagna
l’anima nell’aldilà, recitata per un
padre in un pomeriggio del 1995. Assente, lontano, scomparso
per anni, ma pur sempre e comunque un padre.
Kaddish ’95 e altre storie è questo: una raccolta
di piccole grandi “santificazioni”.
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