| Riproposto
qui a distanza di dodici anni, Rasoio di guerra
è uno dei libri più importanti di Vincenzo
Pardini. Fu pubblicato per la prima volta nel 1995 per i
tipi dell'editore Giunti, nella collana "Mercurio"
diretta da Enzo Siciliano. Enzo Siciliano che, a onor del
vero, di Pardini è stato in assoluto il primo vero
estimatore. Lo scopritore, sarebbe giusto dire.
In Rasoio di guerra ritroviamo i temi e le ambientazioni
care all'autore. Storie di animali, quindi. Ma anche storie
di banditi. Autobiografismo, ancora. Ma anche fantasia pura.
Questi racconti si svolgono in un tempo indefinito che sembrerebbe
essere il passato prossimo ma potrebbe essere anche il presente
o, perché no, un passato assai remoto. Eppure, il
mondo che Pardini ci racconta non sembra affatto un mondo
finito per sempre. Ci sembra di viverla, con i suoi racconti,
quella Natura violenta e magica di cui si ostina a scrivere.
Perché l'altra caratteristica di Pardini, in tutti
questi anni, anche quelli "dell'oblio", è
stata l'ostinazione. Ostinazione dovuta dalla consapevolezza
di essere un narratore puro.
A tal punto di esserlo, a volte, oltre, molto oltre la sua
stessa consapevolezza.
Il racconto, in Italia, è un genere vituperato, svilito,
non si capisce bene perché. Ma, come in tante altre
lingue del mondo, con Pardini il racconto diventa un'arte
e genera capolavori. Si veda, a questo proposito, La
segregazione, che apre la raccolta. Non a caso Enzo
Siciliano lo aveva paragonato, senza nessuna esitazione,
ad autori come Federigo Tozzi o Mario Tobino.
Nonostante viva appartato nella sua terra, la Media Val
di Serchi, nonostante sia stato dimenticato dalla "editoria
grande", che non sempre è la "grande editoria",
Pardini è giustamente considerato un maestro dalle
generazioni di scrittori più giovani.
Recentemente Sandro Veronesi ha detto di lui: "Pardini
è un maestro, nel segno di 'mastro': per come usa
lo strumento, per come è in grado di inclinare improvvisamente
la pagina, sfaccettarla, imprimere accelerazioni e aprire
squarci nella frase".
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