| Uno
sconosciuto alla porta è la nuova raccolta di
racconti di Alessandro Tamburini. La quarta, per essere
precisi, a partire dalla sua prova d’esordio, Ultima
sera dell’anno, che ce lo fece conoscere vent’anni
fa, nel lontano 1988. E se per onorare un percorso ventennale
si riprendono in mano quei libri, e si legge cosa ne è
stato scritto, ritornano alla memoria molti nomi, e tre
in particolare: Pier Vittorio Tondelli, Gilberto Severini
e Attilio Lolini. A voler proprio trovare un filo conduttore
comune in Uno sconosciuto alla porta, questo potrebbe
essere il difficile mestiere di vivere o, addirittura, sopravvivere.
Perché le cinque storie che lo compongono, accomunate
da una solitudine turbata, da una nascosta inquietudine,
partono da personaggi catturati in presa diretta durante
un momento cruciale della propria esistenza. Con una scrittura
pulita, attenta a ciò che spesso non si vede, che
“rimanda a Cecov” (per citare appunto Lolini),
Tamburini ci porta in labirinti fatti di vecchi ricordi,
passioni incontrollate, amori messi sotto spirito: ci racconta
frammenti di un’umanità che si fa amare esponendosi
sulla pagina senza difese. Dall’uomo turbato e confuso
dall’avere scoperto di essere oggetto di desiderio
di un altro uomo, all’annoiato con laurea in psicologia
che si trasforma in investigatore privato, al tassista frustrato,
ossessionato dal “fantasma” della fidanzata,
che si rifugia in un mondo di travisamenti e fantasie. Personaggi
che ci rappresentano, che potrebbero essere i nostri vicini
oppure degli sconosciuti appena dietro la porta delle nostre
case, anonimi passanti che oscillano tra fallimento e riscatto,
tra rassegnazione e, improvvisa e inaspettata, salvezza.
|