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La guerra, la Resistenza
in Italia e in Germania. E il genocidio, veduto talora da
lontano. Perché in Italia fu così.
Marco sta con i partigiani, memore del suo professore ebreo
impiccato dai tedeschi. Lo aiuta Fillide, nella cui villa
insediano il Comando della Whermacht. La villa nasconde
non pochi misteri e Fillide deve confrontarsi con la madre,
che mostra simpatie per gli occupanti. Poi Marco incontra
Sara e ritrova anche un compagno di scuola arruolato
nella X Mas, prigioniero dei partigiani. Siamo nella terra
di Mario Tobino, vicini a Forno e a Sant’Anna, dove
verranno perpetrate orribili stragi: più sopra, tra
i monti, c’è il campo di quelli che hanno scelto
di combattere. Come Tito, che li comanda, e come Emil, l’ufficiale
russo scampato da Mauthausen, e Moses, il rabbino. Rabbino
vuol dire maestro: e Moses lo sarà, per il giovane
che sta diventando uomo.
Questa è la loro storia, resa attuale dalla capacità
dell’Autore di scoprire quanto le vicende remote siano
connesse ai fatti di oggi.
Amicizia, egoismo, fedeltà. Anche amore. Nel romanzo
tutto è, ad un tempo, reale e immaginario: ma raccontato
con una prosa, ove ogni parola esprime scelte accuratissime
nella forma e nel significato. Ed è qui – nel
coniugarsi felice dello “stile di parole” con
lo “stile di cose” – che probabilmente
matura la qualità dell’opera.
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