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Percorsi 1999 euro
9,30

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| La lingua e la letteratura
francese sono, tradizionalmente, sinonimo di chiarezza, razionalità,
di rigore espositivo e concettuale a volte persino accademico:
sembrerebbero entrambe governate dal chiaro genio matematico
di Cartesio. Esiste invece un'altra linea (che risale a Villon
e Rabelais) impura e underground, carnale e irrazionale,
tutta giocata sull'eccesso dei contenuti e sullo scarto linguistico-stilistico:
è la linea o forse la costellazione che nel Novecento
francese fa capo a Louis-Ferdinand Céline (lo scrittore
politicamente più scorretto del secolo) ma anche a
Jean Genet e ad altri fuorilegge vicini alle avanguardie,
come Artaud e Crevel. Raccogliendo saggi e note scritti nell'ultimo
decennio, questo volume colma innanzitutto un vuoto critico,
la cronica carenza di attenzione per un versante letterario
che oggi si rivela invece fertilissimo. Il libro, con una
scrittura secca e comunicativa, delineando fisionomie di autori
saturnini, maledetti e non-riconciliati, traccia in questo
modo le linee di un canone antagonista e anticartesiano. Che
è anche un modo per rivendicare, e proporre al lettore
italiano, una idea diversa della letteratura, notturna e carnevalesca,
al tempo della quaresima New Age e del minimalismo. |
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