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Percorsi
2008
euro 16,50

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Poeti italiani del Novecento e oltre
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Un libro che intenda
esplorare, o semplicemente raccontare le strade della poesia
italiana a cavallo del secolo, e fare luce su certi legami
con il suo passato, non potrà mai essere qualcosa di
unitario, di compatto. Anche le storie letterarie e i manuali,
per tacere delle antologie, che si sono succeduti in anni
recenti, mostrano questa ambizione e questa difficoltà:
sono sempre opere centrifughe. Nelle vicende della poesia
italiana del tardo Novecento o dell’inizio del millennio
si possono ritagliare percorsi, disegnare mappe più
o meno obbiettive e convincenti, ma qualcosa verrà
sempre a mancare, per svista, per incompletezza di informazioni,
o per scelta deliberata. Disegnare il presente, o un passato
fin troppo prossimo, specie quando le categorie convenzionali
si rivelano inadeguate e l’edificio della teoria letteraria
si sfalda sotto le ruspe del post-moderno e della decostruzione,
è davvero un’impresa agonistica. Questo nuovo
saggio di Roberto Deidier è il risultato di un processo
induttivo, di un’esplorazione costante dentro la materia,
quando questa è spesso ancora viva. Se, come in tanti
hanno visto, il critico militante opera in una sorta di trincea,
non va trascurato che il campo di tensione ospita anche il
poeta. Questo è il punto: l’approdo teorico più
importante che il Novecento ci abbia consegnato investe le
modalità della ricezione, la vita stessa del testo,
che proviene da quel luogo anteriore dove il grumo dei nostri
significati primari si condensa e trova lo sbocco verso l’espressione,
sciogliendosi in un ritmo. Per questo il paesaggio è
e resterà mutevole, smosso da quieti bradisismi o sconvolto
da inattesi terremoti, nonché da guerre. E il passaggio
dell’esploratore nei paesi e nelle città dei
vari territori, prima che questi si modifichino irreversibilmente
o svaniscano del tutto, è il solo segno che oggi si
può tracciare, come un diario che sta al succedersi
dei giorni.
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