Uno dei momenti storici
più corruschi quello del dopoguerra nel nostro paese.
La guerra ci aveva visto alleati al “nemico”
storico; nel corso di essa l’alleato ritorna ad essere
nemico, l’America e l’Inghilterra, oggetto per
un ventennio di una dissacrante quanto pateticamente ironica
campagna mediatica si trasformano improvvisamente in “truppe
di liberazione”. La guerra fratricida che si sviluppa
ne costituisce l’inevitabile deriva. Terminato il
conflitto, vi erano due necessità: innanzitutto quella
storico giuridica di riaffermare lo Stato di diritto in
una nazione nella quale un ventennale regime aveva finito
per cancellare ogni significato di democrazia, per affossare
i più elementari diritti individuali e sociali pure
istituendo i tribunali speciali, definitivo imprimatur di
dittatura ad un regime; dall’altro quello di dare
risposta all’ansia, all’esigenza collettiva
di vedere punite le efferatezze che erano state compiute.
La soluzione fu quella di affidare alla magistratura ordinaria
l’individuazione delle singole responsabilità.
[…] Ma quale diritto si applica nel giudicare fatti
che sono stati commessi nel corso di una guerra? Inesorabilmente
quello del vincitore; inutile negarlo anche se tale affermazione
sembra contenere in sé la negazione del concetto
stesso di diritto e, a un tempo, quello di giustizia.
(dalla Prefazione di Vincenzo Luzi)
Apparato documentale
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