Rive 2001
euro 7,75

Marco Ferri
Dove guardi

"Chi ha toccato / il freddo polare non ha / più la forza di parlare, / soffia per scaldarsi le mani". Questo è il primo gesto impresso da Marco Ferri, che già in Nero il bianco (1994) aveva strenuamente esplorato i ghiacci sociali, in un reportage antropologico senza solennità né pathos, con decenza di cuore. Ma ora in Dove guardi, il suo libro forse più completo, la rigorosa ricerca trova una voce più virilmente affettiva.
Si susseguono anche qui le inquadrature sottili da fotoreporter della vita interiore, vibra ancora il discorso sull'uomo ridotto a cosa sognante: "il respiro dell'hardware", il televisore che brucia sul terrazzo, i neon delle compresse famiglie. Ma al contempo la scena è battuta da un vento di altri mondi, quasi da una metafisica pioggia di cristalli, in un'apocalisse tuttavia trasparente, per cui la vita sembra continuare com'era prima. Il poeta sa bene che non può essere così e la scruta ansioso e attento giacché: "Forse l'esistenza è più avanti / di chi la pensa", e si può captare meglio guardandola, fin dove il coraggio arriva.
Il libro percorre sul piano meditativo e su quello narrativo. Poesie di riflessa intensità (Estinzione) si alternano, in un saliscendi di tensioni e sollievi, a micro-racconti (Dove guardi), in uno dei quali appare una donna con la faccia insanguinata, alla quale il narratore offre un secchio per lavarsi: l'acqua diventa scura e lei sparisce. Versi pieni di grazia e di amore sul legame tra i vivi e i morti (Disabitare) seguono semiprose allarmate (Ultra), con paesaggi urbani alla maniera di Sironi e piani-sequenza che ricordano il primo Wenders. Ma poi l'autore respira finalmente la Terra intera: "questo pianeta vicino che odora / come un libro vecchio, / o lontanissimo, quasi freddo / con iscrizioni e timbri a secco, / marchiato come un animale" (da Terra e sabbia).
Così il suo sguardo torna sulla nostra "azzurra fatica", raccontando storie di addii troppo salati per essere detti e di gente colpita e aperta che ci somiglia.

(Enrico Capodaglio)

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