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Rive 2006 euro 10,00

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"Questo sgomento
di non averti per sempre / lo so, un giorno o l’altro
mi farà crepare / se è con la morte nel cuore
che sono felice". La poesia di Stefano Simoncelli si
insinua furtiva nelle camere fredde di squallidi hotel dove
si incontrano gli amanti, si mischia a corpi nudi imperlati
di sudore, si fa lenta come carezze, freme d’intensità
nel momento che precede l’orgasmo, sciogliendosi poi
in versi di puro piacere. Anch’essa, ridicola e patetica
come gli amanti, crede alle scambiate promesse d’eternità,
per rimandare l’addio, quella morte che si apre come
"un grande strappo nero dentro il cuore". Ma quando
il mattino inonda la camera, non c’è più
speranza per gli amanti: hanno lasciato che corpo e anima
si fondessero nel desiderio sfrenato d’appartenenza,
e ora, dimezzati, sminuzzati, si perdono nel gelo di strade
deserte verso altre avventure. Ed è proprio l’avventura
dell’amare a impadronirsi nuovamente dell’ispirazione
poetica di Simoncelli: sfiorata nel primissimo Poesie
d’avventura, mitigata in Giocavo all’ala
dal ricordo della madre defunta, ritorna prepotente in questa
nuova raccolta. Simoncelli scrive poesie d’amore senza
pietà: ha il coraggio di svelare l’inferno che
brucia insieme alle grandi passioni. "Egli trascrive
direttamente dal vissuto"; così Cesare Garboli
consacrò l’arte poetica di Sandro Penna. Una
definizione che ricalca anche l’esperienza di Stefano
Simoncelli, stilisticamente e concettualmente molto vicina
a quella di Penna. Entrambi condividono un respiro lirico
al limite del narrativo, composizioni di pochi versi capaci
di spalancare infiniti orizzonti emotivi, una lingua colloquiale
e quotidiana che raggiunge altezze e profondità impensate.
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