Questo poema è scritto e si
presenta a te, Lettore, nella solita forma del libro, che
tu leggi e tocchi. Ti piace avere queste sensazioni, e fai
bene. Ma il poema, così composito e fàtico,
allude anche ad una dimensione di performance privata, tra
donna e uomo e tra autore e lingua, «in prossimità
del fuoco». Allora tu ne sei, quando leggi, più
l’osservatore-voyeur che il lettore-ermeneuta. La
chiusa dice: «tienilo a mente» – e tu,
con me, hypocrite voyeur (mio simile…) la sentirai
rivolta anche a te. Hai buon orecchio, allora, e voglia
di sentire. Ma tu sei in queste stanze come ospite, solo
ospite: io lo sono quanto te. Anch’io «mi interrogo»
e «mi informo» sui «vortici di segni»,
come l’ospite-orecchio di un dialogo furioso tra amanti.
Tu, se puoi, abbraccia le contraddizioni, cerca, conosci,
leggi. Infine: non ti sfugga che questo è un poema
sulla poesia; dunque ha la sua retorica e i tempi di un
poema, e non è una somma di parti, ma una carne intera.
(dall'introduzione di Massimo Sannelli)
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