Lo straordinario percorso
umano e artistico di Tamara de Lempicka, controversa e affascinante
icona dell’Art Déco, viene qui raccontato in
prima persona, attraverso un’immaginata confessione
in forma di monologo, un singolare autoritratto in versi
che a partire da precisi e documentati riferimenti biografici
ricostruisce le tappe principali della sua vita e della
sua pittura, restituendone in una veste poetica, ma dalla
cadenza “narrativa” al tempo stesso, tutta l’audace
poesia. Un gioco serissimo d’immedesimazione con la
donna e l’artista la cui esistenza ha attraversato
buona parte del Novecento, testimone diretta di rivoluzioni
e guerre mondiali, di fasti aristocratici e povertà,
di successi e ricchezze guadagnati con la sua arte, ma anche
di una lunga impopolarità critica. Spirito nomade
e nobile, personaggio oggetto, ad alterne fortune, di grande
ammirazione e altrettanto forti pregiudizi, La donna
d’oro, (definizione per lei coniata da Gabriele
D’Annunzio, protagonista di uno degli aneddoti più
significativi e affascinanti qui rievocati), eccentrica
e disinibita, viziata e talentuosa, avventurosa e sofisticata,
anticonformista e contraddittoria, rivive in quest’opera
singolare e trasversale che traduce in cronaca poetica vicende
storiche e biografiche, riferimenti artistici e scorci aperti
sulle tante anime che hanno abitato un secolo tormentato
ed esaltante come la vita stessa di Tamara de Lempicka.
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