Claudio Piersanti
CONTRO IL LIBBRO

Il libro è ormai un oggetto ostile e nemico, spesso più finto di tanti altri oggetti da supermercato. A volte penso che si dovrebbe fare una campagna contro il “libbro” e contro la lettura. Il pubblico crede di acquistare il lavoro di uno scrittore e si porta a casa il compitino di qualche dilettante, giornalista o personaggio televisivo in generale, e si mette la coscienza in pace. Il pubblico compra quadri insignificanti o semplicemente brutti, ascolta musica di merda. Certo, la nostra “borghesia”, la nostra classe dirigente, continua ad essere la più ignorante d’Europa, ma in questo senso è democratica, si riconosce senz’altro nella cultura da studio televisivo dominante, appartiene alla stessa “fiction”.

Forse non si dovrebbe presentare il catalogo della Pequod spargendo del veleno, ma nel paese degli “amici” dove tutti sono amici di tutti sputare una volta tanto in platea è forse il modo migliore per non lasciarsi deprimere. In Italia ci sono migliaia di finti scrittori e poeti, e altrettanti artisti e registi ancor più fasulli, e addetti culturali e assessori, ma quelli che mancano sono appunto gli autori, e mancano disperatamente. Credo che in tutti i campi non siano più di una trentina, e credo che il loro pubblico, a voler esagerare, non superi le tremila unità. Il pubblico in grado di leggere autonomamente un libro intero (o un quadro) è lo stesso pubblico che aveva Leopardi. I giovani devono essere soltanto un grande mercato acefalo, o semplici e occasionali figuranti, mai portatori di qualcosa di nuovo. Oggi un giovane di venticinque anni, con un progetto cinematografico originale in mano ma senza amicizie in qualche commissione, non avrebbe nessuna possibilità di girare un suo film. Un appiattimento e un conformismo culturale che neppure un dittatore impazzito ha mai osato sognare. Il piccolo gruppo redazionale di Pequod, in evidente controtendenza, cerca e pubblica nuovi autori: una scelta rischiosa che richiede energie e tempi lunghi. Ma i primi risultati ci sono, e inopinabili anche per gli scettici: diversi autori nuovi proposti da Pequod sono stati prontamente “scippati” dai giganti dell’editoria. Voglio citare almeno Gilberto Severini (Congedo ordinario, uno dei suoi racconti più belli, è stato pubblicato nel ’96), e i più giovani Michele Monina, Diego de Silva, Giuseppe Genna, Flavio Santi.

Sono sicuro che ne verranno molti altri.

© peQuod, Ancona partita iva 02103810426 e-mail: info@pequodedizioni.it