Il libro è ormai
un oggetto ostile e nemico, spesso più finto di tanti
altri oggetti da supermercato. A volte penso che si dovrebbe
fare una campagna contro il “libbro” e contro
la lettura. Il pubblico crede di acquistare il lavoro di uno
scrittore e si porta a casa il compitino di qualche dilettante,
giornalista o personaggio televisivo in generale, e si mette
la coscienza in pace. Il pubblico compra quadri insignificanti
o semplicemente brutti, ascolta musica di merda. Certo, la
nostra “borghesia”, la nostra classe dirigente,
continua ad essere la più ignorante d’Europa,
ma in questo senso è democratica, si riconosce senz’altro
nella cultura da studio televisivo dominante, appartiene alla
stessa “fiction”.
Forse non si dovrebbe presentare il catalogo della Pequod
spargendo del veleno, ma nel paese degli “amici”
dove tutti sono amici di tutti sputare una volta tanto in
platea è forse il modo migliore per non lasciarsi
deprimere. In Italia ci sono migliaia di finti scrittori
e poeti, e altrettanti artisti e registi ancor più
fasulli, e addetti culturali e assessori, ma quelli che
mancano sono appunto gli autori, e mancano disperatamente.
Credo che in tutti i campi non siano più di una trentina,
e credo che il loro pubblico, a voler esagerare, non superi
le tremila unità. Il pubblico in grado di leggere
autonomamente un libro intero (o un quadro) è lo
stesso pubblico che aveva Leopardi. I giovani devono essere
soltanto un grande mercato acefalo, o semplici e occasionali
figuranti, mai portatori di qualcosa di nuovo. Oggi un giovane
di venticinque anni, con un progetto cinematografico originale
in mano ma senza amicizie in qualche commissione, non avrebbe
nessuna possibilità di girare un suo film. Un appiattimento
e un conformismo culturale che neppure un dittatore impazzito
ha mai osato sognare. Il piccolo gruppo redazionale di Pequod,
in evidente controtendenza, cerca e pubblica nuovi autori:
una scelta rischiosa che richiede energie e tempi lunghi.
Ma i primi risultati ci sono, e inopinabili anche per gli
scettici: diversi autori nuovi proposti da Pequod sono stati
prontamente “scippati” dai giganti dell’editoria.
Voglio citare almeno Gilberto Severini (Congedo ordinario,
uno dei suoi racconti più belli, è stato pubblicato
nel ’96), e i più giovani Michele Monina,
Diego de Silva, Giuseppe Genna, Flavio Santi.
Sono sicuro che ne verranno
molti altri.
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