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Buio rivoluzione
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Domenico Gallo,
Pulp
Davvero una straordinaria coincidenza
trovare in libreria un romanzo ambientato nel 2008 che racconta
di un’azione clamorosa delle brigate rosse: il rapimento
della figlia del primo ministro inglese in vacanza in Italia.
In Italia è difficile credere all’esistenza genuina
di organizzazioni segrete, anche perchè non si possono
trascurare le pesanti ingerenze di apparati dello stato in fasi
molto recenti della nostra storia, con clamorose azioni di falsificazione
della realtà. Questi eventi, anche tenendo conto delle
intuizioni che Gorge Orwell inserisce nel suo 1984, hanno diffuso
un atteggiamento di diffidenza sull’autenticità
di quei gruppi che, in maniera più o meno violenta, dichiarano
di opporsi allo stato delle cose. Eppure i fatti di cronaca
sembrano confermare che alcune persone possono gettarsi in avventure
politicamente e umanamente disperate. Dunque questo romanzo
coglie un aspetto difficile da digerire, come fatto che le Brigate
Rosse possano esistere ancora. Sulla copertina troviamo scritto
in corsivo la malapianta, ma cosa vuol dire?
Il libro, attraverso l’indagine del poliziotto anomalo
ormai scontato, per la cronaca Maurizio Lupo, ispettore dell’antiterrorismo,
ci conduce all’interno di questo intangibile complotto,
ma oggi, forse, sono altre le domande che vogliamo porci. Storicamente,
nei primi anni settanta, la lotta armata trovava spiegazioni
di ordine politico e sociale, in seguito, e per tutti gli anni
ottanta, il paradigma della simulazione è la chiave per
leggere le apparenze ribelli che dichiaravano di agitare il
modello occidentale; oggi, forse, solo fattori esistenziali
possono essere invocati per comprendere cosa stia accadendo.
E allora perchè non rileggere I demoni di Fedor
Dostoevskij in cerca di una traccia che consenta di intuire
cosa conduce gli uomini a scelte radicali, al crimine, all’isolamento,
alla prigione a vita?
"BUIO RIVOLUZIONE",
LE BRIGATE ROSSE DI LUCARELLI SI TINGONO DI "NOIR"
Francesco Prisco, sole24ore.com
E se le Brigate
Rosse di oggi, più volte colpite duramente dalle inchieste
giudiziarie, ritrovassero d'improvviso la forza militare per
"alzare la posta" del loro particolarissimo attacco
al cuore dello Stato e tornassero al sequestro politico? Questo
è l'interrogativo che sta dietro a "Buio Rivoluzione",
esordio letterario del napoletano Valerio Lucarelli che il fenomeno
eversivo degli anni Settanta lo ha studiato a fondo. Piuttosto
che scrivere un saggio, Lucarelli ha preferito però puntare
sul genere narrativo, scegliendo la strada insidiosa ma non
priva di suggestione del romanzo fanta-politico.
"Buio Rivoluzione", il cui acronimo non a caso è
proprio "Br", ha tutte le caratteristiche del noir:
c'è il protagonista - l'ispettore Lupo - bravo a seguire
il proprio istinto e pronto a lasciarsi ammaliare dalle persone
informate dei fatti di sesso femminile, il superiore bisbetico
e per definizione invidioso dei successi del subalterno, un
apparato di polizia scientifica che coniuga alta tecnologia
e trovate di genio. Dall'altro lato della barricata c'è
una cellula del nuovo Partito Comunista Combattente, più
simile alle "Br" attentatrici di Sergio D'Antona e
Marco Biagi che a quelle delle azioni dimostrative della triade
Curcio-Cagol-Franceschini o ancora del Caso Moro. Tuttavia puntano
molto in alto i brigatisti immaginati da Lucarelli: sequestrano
la figlia del premier britannico in vacanza in Sicilia uccidendone
la guardia del corpo. L'ispettore Lupo ha la sorte di finire
nel proverbiale posto giusto al momento giusto e si ritrova
arruolato dai servizi segreti di Sua Maestà a rincorrere
piste tra il porto di Trapani ed il web.
Lucarelli racconta un gruppo eversivo figlio dell'ala estremista
del movimentismo di Sinistra che va a reclutare i suoi soldati
tra i giovani convinti che "un altro mondo è possibile",
quelli cui la politica tradizionale non è più
in grado di fornire risposte convincenti. La flessibilità
genera precariato, il precariato dissenso e il dissenso può
portare, in casi estremi, ad impugnare una pistola. La psicologia
perversa degli antieroi di Lucarelli non è così
molto lontana da quella di una Nadia Desdemona Lioce. E i nuovi
brigatisti per le loro rivendicazioni non disdegnano di usare
internet, sorta di ciclostile postmoderno che permette a tutti,
con pochi mezzi, di fare comunicazione e conquistarsi con ancora
maggiore enfasi di un tempo il centro della scena. La vicenda
del sequestro della figlia del primo ministro inglese fa entrare
in gioco specialisti internazionali della sicurezza, poliziotti
tutto intuito e maniere spicciole, giornalisti affamati di scoop
e mitomani in cerca di celebrità. Non mancheranno colpi
di scena a scardinare i teoremi investigativi ufficiali spiazzando
i lettori.
Lucarelli ha scritto un noir molto particolare. Un'opera di
genere giocata sulla contrapposizione tra verità e finzione,
Stato e Antistato, appunto "Buio" e "Rivoluzione".
In questo universo a doppia polarità c'è da scegliersi
una parte ed impersonarla per la vita. Fino a contraddirsi.
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