Stefano Bortolussi critico, poeta, lavora
per il teatro e per il cinema, ed è traduttore dall'inglese
di numerosi autori di successo (tra tutti, James Ellroy e Cathleen
Schine). Il suo primo romanzo, Fuor d'acqua, è
statotradotto negli Stati Uniti dalla City Lights Books, dove
ha avuto grande successo di pubblico e critica.
Viaggio avventuroso dall'Idroscalo
agli Usa
Lo
strano caso dell'esordiente Stefano Bortolussi, pubblicato
prima negli Stati Uniti e poi da noi.
Brunella
Schisa, Il Venerdì di Repubblica
È
raro che un esordiente riesca a varcare l'Atlantico, ma
è ancora più raro che un romanziere italiano
venga pubblicato prima negli Stati Uniti e poi in patria.
È la sorte toccata a Stefano Bortolussi e al suo
primo romanzo, Fuor d'acqua, pubblicato un anno
fa dalla casa editrice di Lawrence Ferlinghetti, la City
Lights. La storia potrebbe sembrare banale: Riccardo,
detto Cardo, alla soglia della paternità pensa
bene di farsi sconvolgere la vita da un incontro sessuale
imprevisto all'Idroscalo di Milano. Bortolussi è
bravo nel costruire una trama convincente, anche se la
sua scrittura lo è meno.
Certe
pagine sono poco accurate, rocciose e piene di avverbi.
"Avevo
l'urgenza di scrivere, per motivi terapeutici. Anche se
non è una storia autobiografica, c'è molto
del mio passato".
Lei
ha la capacità di fare sorridere spesso, pur trattando
temi dolorosi.
"Ho
cercato di parlare dei nodi importanti della vita in modo
scanzonato. Mi piace la leggibilità, non amo che
nei libri si vedano gli ingranaggi".
L'acqua,
come suggerisce il titolo, è la vera protagonista.
"Ho
letto Lord Jim cinque volte da ragazzo. Il mio è
un romanzo di avventura interiore, con tutta la simbologia
legata all'acqua. Ho cercato di raccontare la vita dei
miei personaggi come un viaggio, una traversata nella
maturità".
Il
personaggio del capitano della North Star è poco
credibile...
"Sì,
un marinaio con una biblioteca di poesia... Pur avendo
scritto un romanzo borghese mi sono riferito a un mondo
fantastico".
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